CATANIA – Nadia Turella, avvocato e artista, dal 2012 si presenta al pubblico nazionale e viene invitata nelle scuole medie superiori, nelle associazioni sportive, artistiche e culturali e nelle trasmissioni televisive locali per dare voce a chi voce non ha più. Per coinvolgere il pubblico scolastico ha riscontrato che l’arte è un valido mezzo che permette di creare quel “ponte di contatto” con i giovani. Proietta le immagini delle vittime più giovani e denuncia un dato allarmante quello dell’abbassamento dell’età: 13 anni il carnefice, 12 anni la vittima. Importante é l’insegnamento degli alti valori e principi di vita come il rispetto e l’amore, già in tenera età, a partire dalla scuola dell’infanzia e dalla scuola primaria. “Donne giovani e meno giovani hanno perso la vita per un amore tossico che giustificavano con la disperata speranza di poterlo un giorno “guarire” – afferma Nadia Turella- Tra le vittime innocenti non vanno dimenticati i bambini, spesso uccisi insieme alla loro mamma, alcuni ancora nel grembo materno a cui viene negato il diritto e la gioia di nascere e di vivere. Uccidere una donna giovane con piena capacità di procreare non la si uccide una sola volta ma più volte, privandola della possibilità di mettere al mondo delle vite che a loro volta avrebbero procreato. Si tratta di generazioni mai nate, perse per sempre. Donne e bambini, che loro malgrado non cresceranno più, non invecchieranno. Donne che non volevano morire ma vivere, crescere, invecchiare, uccise per mano di un uomo che ha sentito la necessità di eliminarle perchè rappresentavano il suo fallimento, il suo dolore, il suo odio, il suo problema da risolvere prima possibile e a qualsiasi prezzo: anche quello di uccidere e rinunciare alla propria libertà. Ciò deve farci riflettere e comprende come i fatti quotidiani di violenza debbono essere condannati da una società civile.
Giovanni Zizzi